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Mostra             Francesco De Rocchi – Mario Botta ANGELI  a cura di Elena Pontiggia

Luogo              Villa Gianetti, Via Roma 20, Saronno

Periodo           30 Ottobre – 13 novembre 2011

Orario              Tutti i giorni 10 /12.30 - 15.30 /18.30

Info                  Ufficio Cultura Comune di Saronno 02 96710358

Incontro           con Stefano Crespi domenica 13 novembre ore 17

Monografie      Edizioni Skira

Si inaugura il giorno 29 ottobre 2011 alle 17 nella bella cornice della storica Villa Gianetti a Saronno la mostra FRANCESCO DE ROCCHI- MARIO BOTTA. ANGELI, a cura di Elena Pontiggia.

La mostra comprende circa una ventina di opere che raccolgono tutti i principali lavori del maestro saronnese e del grande architetto svizzero su questo tema, su cui entrambi hanno profondamente riflettuto.

Il percorso espositivo si apre con uno dei quadri in assoluto più lirici di De Rocchi: Figura del Concerto, 1931, esposto alla Biennale di Venezia del 1932. Qui la suggestione dei maestri senesi amati dall’artista si lega con la memoria degli angeli di Gaudenzio e del Luini, che conosceva fin dall’infanzia e aveva visto e studiato nel Santuario di Saronno. L’'anatomia eterea e senza peso della Figura si ispira alla moglie dell’artista, Anna Maria.

Seguono le tante Annunciazioni  tra cui spicca la famosa Annunciazione fra le rovine del 1951, ambientata sullo sfondo di una Milano devastata dai bombardamenti. Il tema dell’angelo messaggero dell’Incarnazione è particolarmente caro a De Rocchi, perché è l’esempio di una rivelazione accolta in una scena familiare, senza clamori, nel silenzio. L’eternità irrompe senza gridi nella vita quotidiana, e la luce portata dall’angelo non è un raggio abbagliante, ma un chiarore intimo, spirituale.

Di Mario Botta sono esposti, tra l’altro, i principali disegni raccolti dall’artista nel volume La lingua degli angeli per principianti (con Dario Fertilio, Milano 2005), che si apre con una citazione di Ionesco: “Ci sono sorrisi di santi, angeli e arcangeli sui volti delle statue nelle cattedrali. E noi non sappiamo più guardarli”. Botta infonde nuova vita alle figure alate, spostandole dal loro contesto originale, classico, e collocandole negli spazi architettonici da lui progettati.

Domenica 13 novembre alle ore 17 Stefano Crespi terrà una relazione  “Angeli:tra il qui e l’altrove”.

La mostra, accompagnata da un testo critico di Elena Pontiggia, rimarrà aperta fino al 13 novembre 2011 ed è affiancata dai volumi monografici dedicati da Skira ai due artisti.

Francesco De Rocchi (Saronno 1902-Milano 1978) è uno dei protagonisti della scena milanese degli anni trenta,quando,intorno al critico Edoardo Persico,si sviluppa un 'arte che si oppone ai canoni classicisti del "Novecento",in nome di una pittura lirica,basata soprattutto sulla luce e sul colore. A partire dal 1930,infatti,De Rocchi schiarisce i toni della  tavolozza,giungendo a una monocromia di intonazione prevalentemente rosea,con una raffinata tessitura della superficie  che recupera l'analiticità della pennellata divisionista e la matericità della tradizione ottocentesca lombarda. Le sue fonti di ispirazione risalgono a  Modigliani e all'Ottocento di Gola,Ranzoni,Piccio,ma anche all'Angelico,al Luini,a Gaudenzio.Per questa pittura nel 1935 il critico Leonardo Borgese conia il termine "chiarismo", riferendosi soprattutto alle opere di De Rocchi e di Del Bon e di altri giovani.

Negli anni Trenta De Rocchi,che aveva compiuto gli studi all’accademia di Brera con Alciati e Tallone,vive a Cislago,un paesino non lontano da Saronno,da cui trae ispirazione per i temi della sua pittura. Dal 1940,quando si trasferisce a Milano,chiamato a insegnare all’Accademia di Brera, l'artista gravita,con gli altri "chiaristi", intorno alla galleria Annunciata e stringe amicizia con il poeta Sergio Solmi,che scriverà su di lui intense pagine critiche. Sempre in questi anni espone a tutte le edizioni (1939-1942) del Premio Bergamo.Nel dopoguerra prosegue la sua ricerca pittorica, trovando una fonte di ispirazione soprattutto in Bonnard,da lui reinterpretato secondo il proprio lirismo "lombardo".    

Mario Botta (Mendrisio, Ticino, 1943) si riallaccia nella sua opera di architetto a maestri come Le Corbusier, Luois Kahn e Carlo Scarpa. Dopo un periodo d’apprendistato presso lo studio degli architetti Carloni e Camenisch a Lugano, frequenta il liceo artistico di Milano e prosegue i suoi studi all'Istituto Universitario d'Architettura di Venezia, dove si laurea nel 1969 con i relatori Carlo Scarpa e Giuseppe Mazzariol. Durante il periodo trascorso a Venezia ha occasione di incontrare e lavorare per Le Corbusier e Louis I. Kahn. La sua attività professionale inizia nel 1970 a Lugano. Realizza le prime case unifamiliari nel Canton Ticino e successivamente numerosi progetti in tutto il mondo. Da sempre impegnato in un’intensa attività didattica, nel corso degli ultimi anni si è attivato come ideatore e fondatore dell’ accademia di architettura di Mendrisio.
Il suo lavoro è stato premiato con importanti riconoscimenti internazionali tra i quali il Merit Award for Excellence in Design by the AIA per il Museo d'arte moderna a San Francisco e l’IAA Annual Prix 2005. Architettura e memoria sono inscindibili nel suo lavoro, caratterizzato dall’importanza della luce come generatrice di spazio e da una ricerca sulle forme geometriche primarie.

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CENTRO STUDI SUL CHIARISMO FRANCESCO DE ROCCHI - Villa Gianetti - Via Roma 20, Saronno (VA) - Tel 02 96710246